Perché occorre una mappatura geologica contro il dissesto

Il progetto Carg avviato nel 1988 è fermo da 15 anni per mancanza di fondi. Eppure il suo completamento sarebbe necessario per prevenire disastri e tragedie. Il punto.

Alluvioni e frane provocano vittime. Distruggono case e strade. Lasciando fango e distruzione. È successo di nuovo nelle ultime ore, da Nord a Sud: dalla Liguria a Matera.

IL PROGETTO CARG BLOCCATO DA 15 ANNI

Eppure in Italia non esiste una mappatura geologica precisa. Nonostante la continua denuncia del dissesto idrogeologico che flagella il Paese, i governi che si sono succeduti non hanno pensato di completare quella che è una “risonanza magnetica del territorio” per comprenderlo a fondo. E attuare iniziative di prevenzione, utili a capire anche i pericoli connessi alla sismicità delle aree più vulnerabili. Il progetto Carg, avviato nel 1988 con lo scopo di avere un quadro puntuale della geologia del Paese, è infatti fermo. Bloccato, a meno della metà della sua realizzazione, da almeno 15 anni per mancanza di finanziamenti.

LA CONOSCENZA DEL TERRITORIO

Il progetto di cartografia geologica (Carg) punta alla «realizzazione e informatizzazione dei 636 fogli geologici e geotematici alla scala 1:50.000 che compongono il puzzle della copertura al 50.000 dell’intero territorio nazionale (su una numerazione complessiva di 652 – tenuto conto dei Fogli con numerazione multipla che contengono porzioni di altri limitrofi e di quelli con numerazione duplicata)», recita la dicitura ufficiale. Detta così sembra qualcosa di eccessivamente tecnico.

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«Per far capire l’obiettivo di questo progetto è necessario fare un esempio», spiegano a Lettera43.it dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) . «La conoscenza del territorio è come una visita medica specialistica approfondita. Insomma, se una persona ha mal di schiena fa degli esami adeguati e si rivolge al medico adatto. Lo stesso vale per lo studio della geologia del Paese: se abbiamo i dati precisi, appena individuato il problema siamo in grado di fornire un’indicazione tempestiva», aggiungono dall’Istituto. Ma l’iniziativa fatica ad andare avanti: i fogli geologici, attivati nell’ambito del Progetto Carg, coprono il 44% del territorio rispetto al totale. Ci sono stati anni di lavoro, a cominciare dal 1988, con varie istituzioni, da quelle locali alle Università. Poi dal 2004 c’è stato lo stop.

PER SBLOCCARE IL LAVORO SERVONO 200 MILIONI

Per sbloccare l’impasse e ultimare il lavoro servirebbero poco più di 200 milioni di euro. In alternativa, per consentire la ripresa del progetto, sarebbero sufficienti 20 milioni all’anno per il prossimo triennio. Quest’anno è arrivato un segno di vita: un emendamento alla legge di Bilancio per destinare 30 milioni di euro al progetto Carg. La proposta è del Movimento 5 stelle, a firma di Vilma Moronese. La parola passa adesso alla maggioranza. «L’emendamento è un passo per andare avanti su un tema che riguarda tutti. Purtroppo si parla di dissesto idrogeologico solo quando ci sono i disastri», dice il pentastellato Mauro Coltorti. «È importante dare un segnale al Paese, la questione si intreccia con le conseguenze dell’emergenza climatica. Perché se da una parte c’è il clima, dall’altra c’è la vulnerabilità del territorio, che va curato nei minimi dettagli. E quale strumento migliore di una cartografia geologica?», sottolinea il senatore geologo. L’approvazione dell’emendamento sarebbe una boccata di ossigeno per il progetto: consentirebbe di realizzare circa 60 fogli geologici, il cui singolo costo si aggira sui 550 mila euro.

L’UTILIZZO IN CONTESTI DI CRISI

L’evoluzione della tecnologia favorirebbe l’impiego della carta geologica in contesti di crisi, come quelli visti nelle ultime ore. «La carta geologica è una infrastruttura preliminare che serve a realizzare le infrastrutture», mettono in chiaro dall’Ispra. «E in caso di richiesta potremmo fornire i dati anche mentre li stiamo realizzando. Se ci dovessero essere delle emergenze, per una zona in particolare, garantiremmo infatti la disponibilità di fornire le informazioni necessarie sulla porzione di territorio interessata da alluvioni o terremoti».

MOLTE REGIONI SENZA COPERTURA

Allo stato attuale, per capire il quadro, Piemonte, Veneto, Toscana, gran parte della Sardegna, ma anche la Calabria non hanno quasi copertura dei fogli. E sono zone ad alto rischio. Con la conoscenza del territorio ci sarebbe così la possibilità di scongiurare disastri, evitando la costruzione di edifici laddove non è geologicamente sicuro. Un esempio drammatico, ma lampante, è la frana di Sarno, che provocò la morte di 137 persone nel 1998. L’area è caratterizzata da terreno vulcanico che assorbe molta acqua, su una roccia calcarea: quando il terreno si è appesantito è venuto giù tutto, causando una tragedia. In presenza di una mappatura puntuale, il pericolo sarebbe stato di dominio pubblico.

ITALIA FANALINO DI CODA

L’Italia ha un primato di cui non andare fieri: è tra i fanalini di coda in Europa sulla conoscenza del territorio. In alcuni Paesi la carta geologica è già alla quarta edizione, con aggiornamenti continui. Eppure l’Italia un tempo era all’avanguardia: la prima carta geologica è stata finanziata nel 1861 da Quintino Sella. Il motivo? Da quegli studi era possibile capire dove reperire le risorse attraverso le estrazioni minerarie. Ma era anche una progettazione orientata alla necessità di studiare le opere pubbliche, come ferrovie e dighe. Proprio come ora.

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